Terremoto Irpinia, il sisma che cambiò la storia d’Italia

terremoto irpinia

Il terremoto Irpinia avvenne il 23 novembre 1980 e causò migliaia di morti: scopri come i Vigili del Fuoco soccorsero la popolazione colpita dal sisma

Il terremoto Irpinia segnò una data indelebile nella storia dei Vigili del Fuoco. Alle ore 19:35 del 23 novembre 1980 una scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter, seguita da una forte replica di magnitudo 5, misero in ginocchio l’area tra Salerno, Avellino e Potenza. In tutto i morti terremoto Irpinia furono 2.914 (secondo le fonti più accreditate) con migliaia di feriti e centinaia di migliaia di sfollati. L’evento mise a dura prova il Corpo che si distinse per generosità e impegno, nonostante le condizioni sfavorevoli. In questo articolo ricostruiremo nel dettaglio i soccorsi dei Vigili del Fuoco e le conseguenze del terremoto in Irpinia.

Vuoi superare i Concorsi nei Vigili del Fuoco?

VINCI UNA BORSA DI STUDIO NISSOLINO CORSI


INDICE
– Terremoto Irpinia: la terra trema
– Irpinia terremoto: le difficoltà nei soccorsi
– Morti terremoto Irpinia e la gestione degli sfollati
– Irpinia terremoto: i mezzi impiegati
– Terremoto in Irpinia: la solidarietà degli altri stati
– Le conseguenze del terremoto dell’Irpinia
– L’importanza dei Vigili del Fuoco nel terremoto in Irpinia


Terremoto Irpinia: la terra trema

La domenica del 23 novembre 1980 la terra tremò in Irpinia, regione montuosa tra le province di Salerno, Avellino e Potenza. La scossa principale (6.8 sulla scala Richter) e i susseguenti assestamenti in poche ore devastarono 687 comuni (l’8,5% delle città italiane) e provocarono migliaia di vittime. Sul posto, nonostante le strade danneggiate dal sisma, arrivarono i Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco di Avellino, Salerno, Potenza, Napoli, Caserta, Benevento e Matera. Dopo due ore dal terremoto Irpinia, sul posto erano presenti 900 VV.F..

Complici le avverse condizioni geomorfologiche e atmosferiche, in pochi in Italia si resero immediatamente conto dell’entità della tragedia. Uno dei primi quotidiani a inviare giornalisti sul posto fu “Il Mattino”, che il 26 novembre 1980 uscì in edicola con un titolo che ancora oggi fa scuola: “FATE PRESTO”.

Tornando alla notte del terremoto in Irpinia, l’allarme nell’ambito dei Comandi Provinciali del Vigili del Fuoco era massimo. L’afflusso di pompieri dalle parti più lontane d’Italia favorì la delimitazione del numero dei cantieri di ricerca e scavo. Fu imposto il raddoppio dei turni di servizio a tutti i Comandi e nella zona interessata dal sisma accorsero circa 4.259 unità (un terzo di tutto l’organico di cui i Vigili del Fuoco disponevano all’epoca). I mezzi impegnati furono oltre mille con l’ausilio dal cielo di 4 elicotteri.

Le priorità nella zona dell’epicentro erano:

  • Salvare vite umane
  • Assistere i superstiti
  • Ricerca di eventuali sopravvissuti sotto le macerie
  • Recupero delle salme
  • Sgombero delle macerie

Lo sforzo dei Vigili del Fuoco si protrasse fino al 5 gennaio 1981, quando venne rinvenuto l’ultimo dei morti terremoto Irpinia.


Irpinia terremoto: le difficoltà nei soccorsi

All’indomani del terremoto in Irpinia si scatenarono le polemiche per i ritardi nei soccorsi. Anche l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, dichiarò al TG2: “Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi”. In realtà lo scenario generale non aiutò di certo i Vigili del Fuoco, che incontrarono non poche difficoltà.

Innanzitutto la zona colpita dal terremoto Irpinia 1980 era vastissima: 17.000 km². In più il territorio era montagnoso per il 70%, con frane che compromisero l’esistenza di interi paesi, condizionando la viabilità. Anche il maltempo incise sui ritardi, con neve, pioggia, temperature basse e nebbia, la quale diminuì di molto la precisione degli interventi dei Vigili del Fuoco.

Nonostante tutto, la macchina dei soccorsi si mosse al meglio delle proprie possibilità. Il 24 novembre l’onorevole Giuseppe Zamberletti venne nominato Commissario Straordinario per la Campania e la Basilicata. Risale a questa data anche l’istituzione del Centro Operativo Commissariale, che vide protagonisti tutti gli apparati dello Stato, comprese le Forze Armate. Due giorni dopo il Decreto Legge n. 776 forniva al deputato della Democrazia Cristiana i poteri per assumere “ogni iniziativa ed ogni provvedimento opportuno e necessario per il soccorso e l’assistenza alle popolazioni interessati”.

I piani operativi prevedevano:

  • Ricoverare in tende la popolazione sfollata
  • Distribuire viveri ed indumenti
  • Costruire un sistema di comunicazioni via radio e via filo
  • Coordinare i soccorsi
  • Istituire centri di raccolta
  • Ripristinare la viabilità e i servizi pubblici essenziali

Solo dopo che tutto ciò venne riportato in funzione si poterono percepire le vere conseguenze del terremoto Irpinia.

Morti terremoto Irpinia e la gestione degli sfollati

Non c’è ancora un numero definitivo delle vittime, ma – secondo le stime più attendibili – si calcolano 2.914 morti terremoto Irpinia. Come ricordato, i Vigili del Fuoco scavarono senza sosta tra le macerie per riuscire ad estrarre qualche superstite.

Oltre ai morti e ai feriti, c’era anche da gestire il problema di tutti coloro che avevano perso la propria casa e i propri averi. In questo i Vigili del Fuoco provvidero, grazie alle Forze Armate, all’alloggiamento provvisorio di 280 mila persone in tende, vagoni ferroviari, roulotte, prefabbricati e container.


Irpinia terremoto: i mezzi impiegati

Il terremoto dell’Irpinia è stato uno degli eventi calamitosi che più hanno messo alla prova i Vigili del Fuoco. Per operare nelle condizioni di cui abbiamo già detto, il Corpo dispiegò numerosi veicoli ed elicotteri. Tuttavia, furono molti gli enti coinvolti e ognuno di questi ha dato il suo contributo. In tutto furono dispiegati:

  • 19.654 uomini con 2.500 automezzi da trasporto dell’Esercito Italiano
  • 2.000 uomini della Marina Militare
  • 5.400 uomini dell’Aeronautica Militare
  • 8.929 Carabinieri con 1.529 automezzi e 12 elicotteri
  • 4.311 della Pubblica Sicurezza
  • 4.792 Vigili del Fuoco
  • 1.217 uomini della Guardia di Finanza
  • 633 uomini del Corpo Forestale

Questo straordinario capitale umano distribuì:

  • oltre 2 milioni di razioni di viveri dell’Esercito
  • 6.200 tonnellate di viveri provenienti dai soccorsi
  • 10.200 tende
  • 349.000 coperte
  • 22.500 sacchi a pelo
  • 50.000 tonnellate di materiali vari

Furono inoltre messi in funzione:

  • 5 forni campali
  • 4 nuclei vestiario
  • Lavanderie
  • Bagni
  • 384 cucine mobili

Il tutto per un totale di 900.000 pasti caldi.


Terremoto in Irpinia: la solidarietà degli altri stati

La notizia del terremoto dell’Irpinia fece il giro del mondo e immediatamente arrivarono gli aiuti di altri stati, impietositi dalla distruzione portata dal sisma e dall’entità del disastro. Diversi paesi hanno inviato ospedali da campo, autoambulanze, medicinali, cucine da campo, generi alimentari, indumenti, coperte, tende, roulotte, container, e molto altro ancora.

Per quanto riguarda l’invio di unità militari e personale specializzato, si sono distinti i seguenti stati:

  • Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un’autoambulanza
  • Francia: équipe di ricerca dei superstiti (191 uomini e cani da valanga), 59 militari medici e specialisti nel soccorso, 12 autoambulanze e 1 elicottero da soccorso con personale medico
  • Repubblica Federale di Germania: un ospedale da campo con 90 sanitari, 650 uomini, 3 elicotteri, 1 gruppo esperti della Croce Rossa, 47 volontari elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione
    Stati Uniti: 136 uomini con 6 elicotteri
  • Austria: un ospedale militare da campo e 130 sanitari
  • Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde
  • Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso

Le conseguenze del terremoto dell’Irpinia

Il terremoto in Irpinia oltre a stravolgere il paesaggio del territorio, ha pesantemente modificato l’economia della zona. Sono stati infatti ingenti i danni nel settore dell’agricoltura, nella zootecnia, nei settori artigianali, commerciali, industriali e nell’ambito dei beni culturali. Per avviare la ricostruzione, oltre agli aiuti monetari dei paesi esteri, vari governi stanziarono quasi 60 mila miliardi delle vecchie lire. Un vero e proprio fiume di denaro che non sempre ha portato i frutti sperati.

Alcuni comuni vennero completamente rasi al suolo dal terremoto Irpinia, altri vennero danneggiati in modo ingente, altri in modo lieve. Nel maggio del 1981 l’allora presidente del Consiglio, Arnaldo Forlani, formulò un decreto che prevedeva 280 comuni “gravemente danneggiati”. Sei mesi dopo, il cerchio si allargò e furono considerati “danneggiati” altri 312 comuni. L’area del disastro, almeno sulle carte, andava aumentando ancora nel corso degli anni. Rientrare nella lista significava infatti accedere alle sovvenzioni statali a pioggia.

Numerosi sindaci, come poi confermò in Parlamento un altro capo di governo, Ciriaco De Mita (originario dell’avellinese), subirono notevoli pressioni da parte della criminalità organizzata. L’obiettivo della camorra era infatti mettere le mani su appalti e subappalti legati alla ricostruzione. Questa realtà si tradusse in un groviglio di leggi e documenti speciali che favorirono una richiesta di investimenti sproporzionata alla realtà dei fatti.

Tuttavia, non tutti i mali vennero per nuocere. Il terremoto del 1980 fu infatti fondamentale per l’istituzione del Dipartimento della Protezione Civile, nato nel 1992.


L’importanza dei Vigili del Fuoco nel terremoto in Irpinia

Al di fuori di queste considerazioni a posteriori, resta la grande opera compiuta dai Vigili del Fuoco che per primi hanno toccato con mano l’entità del disastro portato dal terremoto dell’Irpinia. Sono infatti numerose le persone colpite dal sisma che ancora oggi sono riconoscenti ai VV.F., che hanno portato una speranza in un contesto di morte e disperazione.

Una tenda, un pasto caldo, una coperta o una semplice parola di conforto: il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco anche in questa occasione si dimostrò all’altezza. I pompieri infatti sono il primo punto di riferimento in caso di calamità naturali e ci sono sempre per salvaguardare la popolazione civile.

Se anche tu senti la vocazione di proteggere la comunità, non perdere altro tempo. Nissolino Corsi può aiutarti a entrare nei Vigili del Fuoco e realizzare il tuo sogno di indossare la divisa del Corpo. Lascia ora i tuoi dati e verrai ricontattato per una consulenza gratuita e senza impegno.

Quando avvenne il terremoto Irpinia?
Il terremoto Irpinia segnò una data indelebile nella storia dei Vigili del Fuoco. Alle ore 19:35 del 23 novembre 1980 una scossa di magnitudo 6.8 della scala Richter, seguita da una forte replica di magnitudo 5, misero in ginocchio l’area tra Salerno, Avellino e Potenza.
Perché i soccorsi per il terremoto in Irpinia tardarono?
I soccorsi non furono immediati principalmente perché la zona colpita dal terremoto Irpinia 1980 era vastissima: 17.000 km². In più il territorio era montagnoso per il 70%, con frane che compromisero l’esistenza di interi paesi, condizionando la viabilità. Anche il maltempo incise sui ritardi, con neve, pioggia, temperature basse e nebbia, la quale diminuì di molto la precisione degli interventi dei Vigili del Fuoco. Nonostante tutto, la macchina dei soccorsi si mosse al meglio delle proprie possibilità.
Quanti furono i morti terremoto Irpinia?
Non c’è ancora un numero definitivo delle vittime, ma – secondo le stime più attendibili – si calcolano 2.914 morti terremoto Irpinia.

Lo sforzo dei Vigili del Fuoco si protrasse fino al 5 gennaio 1981, quando venne rinvenuto l’ultimo dei morti terremoto Irpinia.
Per ricevere maggiori info, contattaci subito, un incaricato della Nissolino Corsi ti risponderà il prima possibile.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.